Leonard Lawrence

In questo grande mondo
non c’è spazio per tutti.
Pensieri chiusi in taniche
di cui io surfo i flutti.

La linea verticale balla,
lo zenit è molto basso,
devi comunque stare a galla,
anche se sei un sasso.

Cosa si è perso?
E cosa è diventato?
Uomini nuovi
senza più passato.

Da domanda a risposta,
biblica purezza,
uomini alla prova
ed esseri in provetta.
tutti a far rumore,
tutti sulla piazza,
affollan l’aria che respiro
e tiran pugni in faccia.

Passi tu? Passo io?
Torna qui, “torna mio”.
Amore dato via
e odio verso Dio.

Ma,
io sono fuori dai giochi,
mi alimento d’altro,
anche se non so ancor di cosa
o se cercherò una sposa.
Ma,
io sono diverso
e uguale a tutti gli altri,
un’anima di passaggio,
vera come un miraggio.

Eppure sono qui,
e ne sento l’olezzo
di questo posto putrido
e pure di me stesso.

Consumato dal tempo
e dal suo vagare
un marinaio senza porto,
che non sa dove approdare.

Sono fermo, così in un momento,
in cerca di quell’attimo di cui sarei contento.
Come un aquilone, io mi illudo di volare,
ma son legato a terra con un filo che fa male.
Sono superiore o son solo distante?
Le cose sono ‘sì piccole,
o da me lontane?

Allora aberrami
fraintendimi
son qui, debellami!

Sono un’interferenza,
sovrastami,
cancellami!

Taglia via quel filo,
fammi decollare,
anche se mi perdo
senza più tornare.

Dicono sia nato sotto lo scorpione…
io sono un’ariete,
è solo un’impressione!
E sfondo porte aperte,
non invento nulla,
attingo dal passato
e dalla mia intuizione.

“Mi ricordi uno,
uno che conosco…
un tipo un poco strano,
ma un ragazzo apposto”
che cosa divertente,
nel pensare e ripensare,
non avevo poi capito
di non essere speciale.

Ma se non rido e se non piango,
non è perché son forte,
mi ha istruito Hartman
io sono Leonard Lawrence.

Sono lo stridente orgoglio del falcone,
bendato, soggiogato,
non se ne fa ragione.
Urlo a questo mondo
contro la mia prigione.

Più mi dimeno e più sprofondo.
in questa merda senza fine
dentro questo gorgo.

Brucio ancora dentro,
fino a sentir male,
sempre a denti stretti,
tanto da tremare.

Non ti amerò mai
come meriteresti
mia anima in pena,
occhi tristi.

Non ti sarò mai grato,
mascherato padrone,
sono un fiero condannato
alla tua prigione.

Attendo solo un cenno,
in questo limbo eterno,
pronto a sconfinare,
armato per l’inferno.